Barcellona: il Camp Nou potrebbe traslocare sul mare

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Che fare per innovare il tempio calcistico del Barça, il vecchio Camp Nou del ’57, e permettere che entrino tutti i soci catalani (141.921) in una città che non ha spazio? L’architetto Emili Vidal, ovviamente tifoso «culé», ha presentato un progetto da mille e una notte: edificare un nuovo stadio nientemeno che su di un’isola artificiale ad hoc, collegata a terra da passerelle a 20 metri sul mare. Il costo dell’escamotage? Ben un miliardo di euro. Troppo? Dipende, è circa 10 volte quanto è costato Cristiano Ronaldo al Real Madrid.

«Un progetto futurista da discutere sul Camp Nou», sponsorizzava ieri «La Vanguardia», il principale quotidiano catalano, che dedicava alla storia ben 2 pagine. Nel settembre 2007, il Barça ha presentato il restyling dello stadio, affidato a Norma Foster, che dovrebbe aumentare la capienza da 98 mila a 104 mila spettatori. Ma Foster non risolve il problema di uno stadio troppo in centro e da allora non si è fatto nulla. L’idea di Vidal, invece, è geniale. Il giornale la riassume così: «Uno stadio accessibile da terra, dal mare e dal cielo». Non solo. Anche i soldi potrebbero non essere un problema per il risparmioso presidente Laporta.

L’architetto ha calcolato che vendendo il terreno del Camp Nou e altre proprietà terriere, il Barça potrebbe incassare 700 milioni di euro. Di più: il fantastico Camp Novíssim, piazzato alla fine della Diagonal, l’arteria stradale che divide Barcellona, rivitalizzerebbe tutta la zona. L’isola artificiale sarebbe la quadratura del cerchio per i tifosi, i quali potrebbero accedere allo stadio in auto (il parcheggio è sotto il campo), con i mezzi pubblici, a piedi mediante le passerelle a forma ellittica, persino in elicottero e con la barca (sono previsti eliporto e porto sportivo). Ancora: il tempio calcistico ha due gradinate differenziate, una da 60 mila spettatori e l’altra di 90 mila, a forma sinuosa, come se fossero grandi onde. Il tetto, che di notte si illumima con i colori del club, sembra una rete da pescatori. «Il progetto è tecnicamente possibile e credo che sia necessario discuterlo», sostiene Vidal nel suo blog.
[da:lastampa]

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