Calcio e politica, quando un colpo può far vincere le elezioni

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Balotelli è l'arma di Berlusconi per raccogliere voti rosseneri? | © TIZIANA FABI/Getty Images

In tempi di campagna elettorale, di corse ai sondaggi, di talk show trasformati in teatrini grotteschi, di promesse facili e frasi ad effetto, ognuno gioca il proprio asso nella manica. C’è, però, chi gioca un asso che è stato già mostrato più volte, e che in molti casi si è rivelato vincente, ma che ha ben poca attinenza con i contenuti prettamente politici. Ecco, così, che Silvio Berlusconi rispolvera la carta del colpo di calciomercato per ingraziarsi i voti dei tifosi rossoneri, un po’ per non interrompere la tradizione fortunata ed un po’ per spostare l’attenzione dai contenuti del proprio programma. Dietro l’arrivo di Mario Balotelli al Milan non è difficile ipotizzare ci sia proprio un disegno del genere, una strategia studiata a tavolino che, in poche settimane, ha indotto il presidente Berlusconi a cambiare tanto repentinamente idea sul conto di Super Mario: da mela marcia “rovina-spogliatoio” ad acquisto di punta della campagna di riparazione.

D’altronde, la coerenza di pensiero è una virtù che non sembra appartenere a questo mondo, nè tantomeno al presidente, che spesso cela il suo cambio di opinione dietro un “sono stato frainteso”, attribuendo le responsabilità al plotone di suoi detrattori sempre pronti a macchiare la sua immagine, oppure evidenziando che “solo gli stolti non cambiano idea”. In tempi di rincorsa ai voti, dunque, è bene mutare opinione ed è bene offrire un simile “zuccherino” agli elettori di fede rossonera, sperando nella loro riconoscenza in cabina elettorale, quando saranno chiamati a ricordarsi del grande sacrificio compiuto dal Milan, e quindi dalla famiglia Berlusconi, per offrire a Balotelli un ingaggio da quattro milioni di euro a stagione fino al 2017 ed i venti milioni da corrispondere al Manchester City.

Balotelli è l'arma di Berlusconi per raccogliere voti rosseneri? | © TIZIANA FABI/Getty Images
Balotelli è l’arma di Berlusconi per raccogliere voti rosseneri? | © TIZIANA FABI/Getty Images

Non è una novità che quando ha bisogno di lustrare la sua immagine il presidente Berlusconi è solito correre (anzi, volare) a Milanello, mostrarsi vicino alla squadra, caricarli prima delle partite: è già successo quest’anno, prima dell’apertura della campagna elettorale, quando era ormai nell’aria la sfiducia al Governo Monti e l’inizio della partita elettorale di Febbraio. Il Milan andava male in campionato: Berlusconi decise di incoraggiare la squadra facendole visita a Milanello prima di ogni match. I risultati del campo gli diedero ragione e, così, non si perse occasione di sottolineare la sua capacità di motivatore, attribuendogli i meriti della ripresa della squadra di Allegri.

L’acquisto di Balotelli non è altro che il completamento di questo tipo di percorso, ricalcando un copione già noto. Il Milan è una fucina di voti potenziali, che il presidente deve solo “cogliere” sfruttando il suo ruolo ed il suo potere: secondo i sondaggi e le stime l’acquisto di Mario Balotelli lo ripagherebbe con un aumento delle preferenze elettorali che oscilla fra i  200 mila e i 400 mila voti in più a livello nazionale (dallo 0.5% all’ 1%) e dai 40 mila agli 80 mila nella sola regione Lombardia: e non è poco.

Un “conflitto di interessi” verrebbe da dire, ma il far leva su questa tematica per contrastare il dominio berlusconiano non ha mai avuto grande successo in Italia, anche perchè i colpi di mercato in campagna elettorale non sono un’idea di quest’anno. Già nel 2001, in tempo di elezioni nazionali (poi vinte dal centrodestra) il Milan acquistò Pippo Inzaghi e Rui Costa, mentre l’anno successivo – in concomitanza delle elezioni amministrative – Berlusconi provò a fronteggiare il calo dei consensi con l’acquisto di Rivaldo, così come in occasione delle nuove elezioni politiche del 2008 (sempre vinte dalla coalizione Berlusconi) arrivò l’acquisto di Ronaldinho, e nel 2009 Kakà, uno dei più amati di sempre da parte del tifo rossonero, viene ritirato dal mercato nonostante ci fosse già un accordo con il Manchester City per la sua cessione. Il resto è stretta attualità e riguarda Balotelli, fermo restando che nel teorema “calciomercato-politica” esiste anche una controprova: quando nel 2006 il Milan non ha fatto colpi di mercato a ridosso della tornata elettorale ed, anzi, ha ceduto un giocatore del peso di Shevchenko, Berlusconi ha perso le elezioni.

Sarà, dunque, Mario Balotelli il “coniglio dal cilindro” decisivo per conquistare il consenso elettorale?

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