Materazzi “Volevo continuare, adesso torno da dirigente”

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Materazzi ©Giuseppe Bellini/Getty Images

Materazzi ©Giuseppe Bellini/Getty Images
Dopo tante stagioni il campionato italiano non avrà uno dei giocatori più carismatici: Marco Materazzi, icona dei tifosi nerazzurri ha deciso di appender le scarpe al chiodo dopo aver capito di non rientrare più nei piani tecnici. Matrix però dopo la delusione iniziale ha capito di non aver senso litigare con l’Inter tanto che da una intervista concessa a GQ confessa il prossimo ritorno in società con un ruolo da dirigente questa volta. Di seguito vi riportiamo una parte dell’intervista: Caro Materazzi, che effetto le fa l’inizio del campionato? Invidia o nostalgia? “Nessuna delle due. Senza lo stress della Serie A si sta molto meglio e poi sono reduce da una maxi vacanza con la famiglia: in camper a spasso per gli Stati Uniti. E tra qualche giorno parto per Formentera: viaggio in moto con mio cognato”. Vabbè ma il mondo del calcio non le manca neanche un po’? “Mi manca lo spogliatoio e l’ambiente che si respira alla Pinetina. Come mai ha dato l’addio con un anno di anticipo rispetto alla scadenza del contratto (giugno 2012)? E’ vero che lei voleva continuare? “Sì, un’altra stagione l’avrei fatta. Ma quando l’Inter mi ha detto che probabilmente non sarei stato inserito nella lista Champions dell’anno successivo ho cambiato idea”. Rabbia verso l’Inter? “Nessuna. Diciamo solo che potevano dirmelo prima. Invece l’ho saputo il giorno dopo la finale di Coppa Italia, quando ormai non avevo neanche il tempo di salutare i tifosi. Ho pensato che fosse inutile e sbagliato litigare con la società che mi aveva dato tutto: da lì l’accordo per la rescissione del contratto. Ma il pubblico nerazzurro stia tranquillo, sto per tornare”. In che senso? “Ho parlato con il direttore sportivo dell’Inter, Piero Ausilio, che mi vorrebbe come suo aiutante. Tornato da Formentera, busserò alla sua porta”. L’avversario che ha odiato di più?Pavel Nedved, ma solo in campo: si tuffava un po’ troppo spesso. Fuori, però, è un bravissimo ragazzo”. Quello con cui andava più d’accordo? “Sono due: Francesco Totti e Antonio Cassano. Con Totti era un continuo scambio di battute, per tutti i 90 minuti. Cassano è simpaticissimo: e per fortuna – per me, intendo – in campo mi stava alla larga”. I compagni di squadra ideali? “Stankovic, Eto’o e Chivu. Perché sono zingari, come me”.

2 COMMENTI

  1. La goduria più grossa è stato vederlo piangere in campo mentre chiedeva a quelli della Lazio di fargli vincere la gara (da indagine federale e conseguente squalifica a vita). Zidane lo doveva colpire meglio, peccato.

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