Pescara, entusiasmo alle stelle. Zeman show

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In conferenza lo stesso Zeman stampa ha negato l’esistenza di un ‘effetto Zeman’, attribuendo ‘all’effetto Pescara’ la ribalta mediatica che, grazie ai risultati ottenuti in avvio di stagione, la squadra abruzzese sta vivendo. Tuttavia è innegabile che da quando sulla panchina biancazzurra si è seduto lui si siano moltiplicati come d’incanto articoli, copertine, servizi televisivi etc etc. Se dalle testate sportive era abbastanza ipotizzabile, ben più clamore desta l’interesse di organi di informazione come ‘La Repubblica’ che nel loro inserto hanno dedicato spazio al tecnico boemo e alla squadra dannunziana. Recentemente Sky Sport ha intervistato per “I signori del calcio” il tecnico biancazzurro Zdenek Zeman, un viaggio nei ricordi tra la sua Praga e l’arrivo in Italia, il calcio, la vita privata e molto altro, che segue di qualche giorno un prestigioso articolo di un importante periodico. Il settimanale ‘L’Espresso’, infatti, con un articolo a firma di Malcom Pagani intitolato ‘Bomber Zeman’, ha dedicato all’allenatore ex Roma un articolo di tre pagine nel n.37 anno LVII del quale riportiamo gli spunti più interessanti.

VERITA’. Doping, Calciopoli, passaporti falsi per far diventare italiani giocatori sudamericani. Lei spiegò e poi pagò. Si è mai pentito? “Eventualmente, avrei dovuto star zitto prima. La verità è pericolosa. Una volta detta, è inopportuno rimangiarsela. Avevo ragione. Non c’era nulla da smentire”. Il calcio è uscito dalle farmacie? “spero di si ma non se sono convinto. Se si trovano dopati negli altri sport, non fatico a credere che qualcuno cerchi rimedi artificiali alla propria incapacità. Nell’ambiente c’è troppa gente che non c’entra niente”.

PASSATO, PRESENTE E FUTURO. Pescara è l’ultima occasione? “In che senso? Non sono ancora morto”. Lei ha 64 anni. “Oggi sono qui. Penso di restare anche domani. Dopodomani si vedrà. Non ho più ambizioni. Le soddisfazioni che potevo ottenere le ho ottenute già tutte”. Non esageri. “ho avuto offerte da Real Madrid e Barcellona e ho declinato l’invito”. Perché? “Avevo preso un impegno, dato la mia parola, promesso. HA idea di quanto sia fondamentale riconoscersi?”. Ha rimpianti? “Neanche l’ombra. Per me è come esserci stato. Ho allenato le migliori squadre al mondo”.

CALCIO MODERNO. “Il calcio ha perso le sue radici. Non ride, non si stupisce, tiene lontana l’emozione. Lo sport è diventato business ed è ovvio che, se il campionato è soltanto un affare, esistano regole d’ingaggio diverse”. Il dopo calcio poli? Occasione mancata? “Non si è verificata nessuna rivoluzione. Non è cambiato nulla semplicemente perché le infezioni si debellano diversamente. Quelli che hanno sbagliato sono rimasti, salvo rarissime eccezioni, al loro posto”. Quindi? “Il sistema è malato”. E lei, dentro il recinto, si muove a fatica. “Con l’establishment sicuramente non ho relazioni serene. C’è da cambiare, rivoltare e innovare abbandonando il passato che inquina il presente. Però sono felice che la gente mi voglia bene. Mi fermano per strada. Si vede che qualcosa di utile, alla fine, ho seminato”. Il calcio non è democratico? “Secondo me no. Se lo fosse, paradossalmente, parlerebbe un linguaggio comune. Ascolto dichiarazioni fuori luogo, tycoon esagitati, balle in libertà”.

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