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Bologna, la difesa colabrodo di Palladino: sette gare, sette reti subite

La difesa del Bologna di Palladino non tiene: almeno un gol in tutte le sette giornate. Analisi della linea a tre e ricerca del leader difensivo.

Bologna, la difesa colabrodo di Palladino: sette gare, sette reti subite
Immagine generata con AI

Sette giornate di Serie A, sette partite con almeno una rete al passivo: la difesa del Bologna guidato da Raffaele Palladino non riesce a trovare la porta chiusa, e il dato è ormai troppo sistematico per essere liquidato come una semplice coincidenza. Nella stagione 2026/27 i rossoblù hanno concesso gol in ogni singola uscita di campionato, un trend che pesa sul rendimento complessivo della squadra e che mette sotto esame le scelte tattiche dell’allenatore campano.

Un’imbattibilità che manca dall’estate

Per trovare l’ultima volta in cui il Bologna ha tenuto la porta inviolata bisogna risalire alla preseason: un’amichevole estiva contro l’Iraklis, terminata 2-0 in favore dei rossoblù. Da quel momento, tra le mura amiche e in trasferta, la retroguardia emiliana non ha più trovato il modo di terminare un incontro senza subire almeno una rete. Sette gare ufficiali, sette volte a raccogliere il pallone dalla propria rete: un filo conduttore che preoccupa e che alimenta il dibattito tattico attorno alla squadra.

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La difesa Bologna-Palladino è diventata uno degli argomenti più discussi nei circoli tecnici della Serie A. Non si tratta soltanto di episodi sfortunati o di errori individuali isolati: la cadenza con cui i gol vengono concessi suggerisce qualcosa di più radicato nel meccanismo difensivo della squadra.

Palladino insiste sulla linea a tre

Nonostante le difficoltà, Palladino non intende rinunciare alla propria idea di calcio: il tecnico conferma la linea a tre difensori come struttura portante del Bologna, convinto che il sistema possa funzionare una volta che i giocatori avranno assimilato i meccanismi richiesti. La difesa a tre impone automatismi precisi, richiede intesa tra i centrali e una copertura attenta delle corsie laterali; quando questi elementi non sono sincronizzati, gli spazi si aprono con facilità.

Il problema, almeno in questa fase della stagione, è che quella sincronia stenta ad arrivare. La difesa del Bologna appare ancora in costruzione, con i reparti che faticano a compattarsi nelle transizioni difensive e a gestire le situazioni di palla inattiva con la necessaria sicurezza.

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Il caso Lucumi, l’arrivo di Theate e la ricerca di equilibrio

Il mercato estivo ha inciso in modo significativo sulle gerarchie difensive del club. La partenza di Lucumi e il contestuale arrivo di Theate hanno ridisegnato la catena dei centrali a disposizione di Palladino. Ogni cambio nella difesa a tre richiede un periodo di adattamento: i nuovi equilibri tra i difensori devono essere costruiti sul campo, sessione dopo sessione, partita dopo partita.

In questo contesto, la ricerca di un leader difensivo capace di dare ordine e riferimento al reparto emerge come una delle priorità implicite del lavoro quotidiano. Una linea a tre funziona quando almeno uno dei centrali ha la personalità e la lettura tattica per guidare i compagni nei momenti di pressione: è quella figura che, per ora, il Bologna sembra ancora dover trovare in modo definitivo.

Le prossime settimane diranno molto sulla capacità di Palladino di correggere la rotta. La difesa del Bologna ha bisogno di una svolta concreta: i numeri attuali sono un segnale d’allarme che l’allenatore non può permettersi di ignorare a lungo, perché in Serie A ogni gol subito di troppo può fare la differenza tra una stagione positiva e una di rimpianti.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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