“Totti è pigro”…la sentenza di Ranieri

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Nella rovente estate capitolina, fatta di un mercato a tratti deludente e di un progetto pieno di incognite a partire dal continuo slittamento del closing per la nuova società, nessuno viene risparmiato dal polverone di polemiche e insicurezze. Così succede che la bandiera e indiscussa stella dei giallorossi, Francesco Totti, venga attaccato da tutti i fianchi. Dall’interno e dall’esterno. C’è infatti chi lo ritiene pigro. Il primo ad avanzare questa teoria era stato il neo dirigente romanista Franco Baldini. Grande scalpore avevano esercitato le sue dichiarazioni poi corrette. Baldini riteneva che la pigrizia del Capitano della Roma risiedesse nel farsi carico da parte sua (senza avere la forza di sottrarsene) di tutti i problemi del club per quanto riguarda gli aspetti del campo, della società e dell’ambiente in generale. Se Baldini lo aveva definito il parafulmine delle problematiche romaniste precisando che il suo giudizio non riguardava la professionalità di Totti, così non la pensa l’ex tecnico giallorosso Claudio Ranieri. Il mister di San Saba, infatti, tralasciando le correzioni di Baldini ha dato per buona la prima dichiarazione ed ha affermato che “gli attuali dirigenti lo hanno definito pigro, è un giudizio che condivido”. Stavolta però non ci sono parafulmini ma solo tempesta dato che la motivazione di Ranieri sembra quella di una sentenza: a volte non si allenava con i dovuti ritmi da lunedì a sabato, per questo lo mandavo in panchina”. E neanche quando Ranieri corregge il tiro dicendo che rimane “il giocatore più grande che abbia mai allenato” riesce a svincolarsi dal suo giudizio aspro sul numero 10 capitolino. Ranieri ha qualche sassolino da togliersi evidentemente. L’addio burrascoso e la grande delusione per lo Scudetto sfiorato hanno creato intorno a lui un’aura di insoddisfazione. Ma questi atteggiamenti non fanno che rinvigorire quella mentalità sbagliata che gonfia l’ambiente giallorosso, la città tutta, e porta la squadra a deragliamenti e fallimenti. Ci vuole una mentalità da grande squadra, vincente. Senza gossip e che guardi ai fatti rilevanti, che rimanga lucida e competente di fronte alle emozioni (giuste) del tifoso, ma che riguardano soltanto che paga il biglietto per assistere al match. Ranieri che ha sempre teorizzato questa svolta ricade nello stesso errore. Prova che il romano e romanista deve avere grande carattere ed equilibrio per rimanere alla corte della Città Eterna. Ancora una volta, dunque, Francesco Totti è parafulmine. Aveva ragione Baldini (e questo fa pensare che le

© Paolo Bruno/Getty Images
sue iniziali dichiarazioni fossero state davvero travisate). Sotto il grande ombrellone della immensa classe del “Pupone” si annidano i grandi dubbi della squadra. Il capitano riesce a nasconderli grazie alla sua straordinaria popolarità, ma non per questo i suddetti problemi possono sparire di colpo. Mentre tiene banco la pigrizia del più grande fuoriclasse romanista di tutti i tempi non c’è ancora una società solida e trasparente. Il progetto americano assomiglia ad una pellicola rovinata. Condiviso con un Unicredit e ancora privo di forma, di dichiarazioni forti e pieno di nodi da sciogliere per quanto riguarda la sfera economica. Inoltre ci sono manager che lavorano part-time (Baldini) e un vuoto di poter assorbito da Walter Sabatini, fac totum giallorosso, che rischia di diventare l’altro parafulmine. Si sta smantellando la squadra. Pezzi pregiati come Jeremy Menez e soprattutto Mirko Vucinic sono stati ceduti come fossero giocatori normali. Per quanto riguarda il francese il trasferimento era cosa naturale, ma il montenegrino è passato ai rivali juventini con grande, troppa facilità ad un prezzo di saldi di agosto. E il grande punto interrogativo dei giovani sostituti non fa che ansiare ancora di più l’ambiente. Mancano tasselli importanti nella rosa e le trattative in corso non sembrano poter colmare queste lacune. Le altre si rinforzano e la Roma, almeno per ora, punterà sul genio di Luis Enrique dato che pensare di essere competitivi con questi giocatori sembra la trama di un romanzo da leggere sotto l’ombrellone, quello del Capitano appunto.

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