La Serie A affronta in questo ottobre 2026 uno dei momenti più critici degli ultimi anni sul fronte delle indisponibilità: 77 giocatori fuori causa per infortuni, un incremento del 14% nelle partite saltate rispetto allo stesso periodo della stagione precedente, e un dibattito che si riaccende con forza sulla sostenibilità del calendario. Gli infortuni Serie A non sono più un’emergenza episodica, ma un fenomeno strutturale che mette sotto pressione tecnici, dirigenti e la stessa credibilità del campionato.
Un’emorragia di giocatori che non si ferma
Il periodo immediatamente successivo alla sosta per le nazionali è storicamente il più insidioso per i muscoli dei calciatori, e questa stagione non fa eccezione — anzi, peggiora il quadro in modo significativo. Il dato di 77 indisponibili contemporaneamente nel massimo campionato italiano è una cifra che colpisce non solo per la quantità, ma per la qualità dei giocatori coinvolti. Tra i nomi più pesanti figura Lautaro Martínez, il capitano e attaccante dell’Inter, la cui assenza priva Simone Inzaghi del suo riferimento offensivo principale in una fase delicata della stagione, tra impegni di campionato e competizioni europee.
Il 14% in più di partite saltate rispetto all’anno scorso non è un numero astratto: si traduce in assenze nei momenti chiave, in rose svuotate, in allenatori costretti a reinventare schemi e soluzioni tattiche settimana dopo settimana. È un dato che Eurosport ha documentato con precisione, e che ha già riaperto il dibattito sull’ipotesi di ridurre la Serie A a 18 squadre, alleggerendo così il numero complessivo di gare stagionali.
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Lo stress da calendario: troppe partite, troppo poco recupero
La causa più citata dagli addetti ai lavori è chiara: i calciatori sono sotto stress fisico cronico. Il calendario moderno, con la Nations League che occupa le soste, le coppe europee che si moltiplicano e la compressione delle giornate di campionato, lascia ai giocatori finestre di recupero sempre più ridotte. Chi disputa le nazionali torna al club dopo giorni di viaggio, partite e allenamenti intensi, e viene immediatamente reintegrato nelle rotazioni.
Il meccanismo è quasi automatico: la sosta dovrebbe servire da pausa, ma per i convocati nelle selezioni nazionali diventa spesso un accumulo ulteriore di carichi. Quando il giocatore rientra al club, il sistema muscolare è già affaticato, e basta un’accelerazione brusca, un cambio di direzione, un contrasto, per trasformare la fatica in lesione. Non è un caso che la stragrande maggioranza degli stop registrati in questo ottobre riguardi problemi muscolari — le tipologie di infortunio più direttamente legate all’overload fisico.
Il dibattito sulla Serie A a 18 squadre torna in superficie
Ogni volta che il fenomeno degli infortuni Serie A raggiunge picchi come quello attuale, la proposta di ridurre il numero di club nel campionato torna al centro del dibattito. L’argomento è semplice: meno squadre significano meno partite per giornata, meno spostamenti, più spazio per il recupero fisico e tecnico. I sostenitori della riforma sottolineano che i principali campionati europei — Premier League, Bundesliga, Ligue 1 — hanno già adottato il formato a 18 club, o lo stanno valutando seriamente.
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Gli oppositori, invece, evidenziano le ricadute economiche per i club di media e bassa classifica, che perderebbero partite casalinghe e quindi introiti da botteghino e diritti televisivi. È una discussione che si trascina da anni senza trovare una sintesi, ma i numeri di questa stagione potrebbero dare nuova urgenza alla questione.
Le rose sotto pressione e le scelte dei tecnici
Sul piano pratico, gli allenatori della Serie A si trovano a gestire emergenze continue. Avere tre, quattro o cinque titolari indisponibili contemporaneamente non è più un’eccezione: è diventata quasi la normalità per diversi club. Questo spinge i tecnici verso scelte rischiose — recuperare giocatori non al meglio, sovraccaricare chi è integro, ricorrere a soluzioni di ripiego che alterano gli equilibri tattici costruiti in estate.
La gestione dei carichi di lavoro è diventata una competenza tanto importante quanto quella tattica. I club più strutturati investono in staff medici e preparatori atletici di alto livello, in tecnologie di monitoraggio del carico, in protocolli di recupero individualizzati. Ma anche le migliori strutture non possono compensare un calendario che non lascia respiro.
Quello che emerge da questo ottobre 2026 è un segnale difficile da ignorare: gli infortuni Serie A non sono più soltanto un problema sportivo, ma una questione sistemica che interroga la governance del calcio italiano. Settantasette giocatori fermi, un 14% in più di presenze mancate, e una stagione ancora lunga davanti: le decisioni che verranno prese nelle prossime settimane — dentro e fuori dai campi — diranno molto su quanto il sistema sia davvero pronto a cambiare.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








