Il gol di Adams in Venezia-Napoli continua a far discutere. La rete siglata da Akor Adams che ha deciso la sfida del 17 ottobre 2026 a favore del Venezia — con i lagunari che si sono imposti 1-0 sul Napoli — ha sollevato un caso arbitrale di quelli che alimentano dibattiti per giorni: un possibile tocco di braccio nella fase di costruzione dell’azione, rimasto senza conseguenze. A fare chiarezza, nei limiti del possibile, ci ha pensato Pierluigi Marelli, ex arbitro e oggi opinionista DAZN, con un’analisi che non chiude il caso ma ne fissa con precisione i confini regolamentari.
Cosa ha detto Marelli sul gol di Adams in Venezia-Napoli
Marelli ha affrontato l’episodio con la consueta metodologia da tecnico del regolamento. La sua posizione, espressa dopo la partita, è netta nei presupposti ma lascia spazio all’ambiguità di fondo: non è possibile stabilire con certezza se ci sia stato un tocco di braccio da parte di Adams nella costruzione del gol decisivo. E proprio questa impossibilità di determinare l’accaduto è la chiave di tutta la vicenda.
Secondo l’analisi dell’ex fischietto, il VAR non disponeva degli strumenti per ribaltare la decisione del direttore di gara in campo. Il protocollo VAR prevede l’intervento della video review soltanto in presenza di un errore chiaro e manifesto: un sospetto, per quanto fondato, non è sufficiente. Marelli ha chiarito che esisteva una possibilità di tocco di braccio, ma nessuna certezza — e in assenza di certezza, il VAR non aveva i margini regolamentari per agire.
Il nodo del regolamento: sospetto non equivale a prova
Questo è il punto che più divide i tifosi e gli addetti ai lavori. Il protocollo IFAB sul VAR è costruito attorno a un principio preciso: la tecnologia video esiste per correggere gli errori evidenti, non per sostituire il giudizio arbitrale in ogni situazione grigia. Quando le immagini non consentono di stabilire con sicurezza se la palla abbia toccato il braccio — per via dell’angolazione, della velocità dell’azione o dell’occlusione della ripresa — il VAR deve astenersi.
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Marelli ha applicato esattamente questo ragionamento al gol di Adams. Il gol è stato considerato regolare non perché il tocco di braccio sia stato escluso, ma perché non è stato possibile provarlo. È una distinzione sottile, ma fondamentale: il calcio non funziona con la logica del ragionevole dubbio del processo penale, eppure in questo caso il principio è analogo. In mancanza di prova, prevale la decisione presa in campo.
Un risultato che pesa sulla classifica del Napoli
Al di là della disputa tecnica, il risultato ha conseguenze concrete. Il Napoli ha incassato una sconfitta pesante contro un Venezia che ha costruito la vittoria attorno a quel singolo gol di Akor Adams, difendendo il vantaggio per il resto della partita. Per gli azzurri, perdere punti in una trasferta come quella lagunare — in circostanze così dibattute — aggiunge frustrazione a una situazione già delicata.
Il caso riapre anche una questione più ampia: quanto il VAR, così come è strutturato, riesce davvero a garantire giustizia nelle situazioni di confine? Marelli non si è espresso in questi termini, limitandosi all’analisi tecnica dell’episodio specifico. Ma la sua conclusione — gol regolare per assenza di prove contrarie — fotografa perfettamente il limite strutturale di uno strumento pensato per i casi lampanti, non per le zone d’ombra.
Per chi volesse approfondire il protocollo ufficiale che regola gli interventi del VAR, il riferimento resta la documentazione pubblicata dall’IFAB, l’organismo che detta le regole del gioco a livello internazionale. Quanto al gol di Adams in Venezia-Napoli, la parola definitiva l’ha data Marelli: nessuna certezza sul tocco, nessun margine per il VAR, risultato confermato.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








