Calcio

Emergenza infortuni in Serie A: 56 stop in 25 giorni, il calvario da Lautaro a Svilar

Oltre 56 infortuni in Serie A nel giro di 25 giorni: da Lautaro Martínez a Svilar, le squadre di vertice in crisi. Analisi della gestione dei carichi.

Serie A in emergenza: 59 infortuni in 25 giorni, da Lautaro a Svilar il bollettino di guerra
Immagine generata con AI

Bastano venticinque giorni per fotografare un’emergenza che attraversa l’intera Serie A: tra la fine di settembre e la metà di ottobre 2026, il campionato italiano ha registrato una concentrazione di infortuni in Serie A che ha lasciato senza fiato tecnici, tifosi e dirigenti. Si parla di oltre cinquanta giocatori fermi in contemporanea, un numero che racconta qualcosa di più di una semplice sfortuna collettiva e che impone una riflessione seria sulle condizioni in cui il calcio italiano sta operando in questa fase della stagione.

Cifre che pesano: oltre cinquanta stop in meno di un mese

Secondo quanto riportato da TuttoMercatoWeb, il conteggio degli infortuni registrati in Serie A nel periodo post-sosta si aggira tra le 56 e le 59 unità — le fonti divergono leggermente sul numero esatto, ma la sostanza non cambia. In venticinque giorni, nessun club di vertice è rimasto immune. Inter, Atalanta, Napoli e Roma compaiono tutte nell’elenco delle squadre colpite, con ricadute dirette sulle scelte tattiche degli allenatori e sulle ambizioni di classifica.

Il periodo post-sosta per le nazionali è storicamente il momento più delicato dell’anno per la gestione atletica dei giocatori. I calciatori rientrano dai rispettivi raduni con ritmi di allenamento difformi, carichi di lavoro non uniformi e, in alcuni casi, con la stanchezza accumulata di viaggi intercontinentali. Quando il campionato riprende, i muscoli pagano il conto. La stagione 2026-27 sembra stia amplificando questo schema in modo particolarmente evidente già alla settima giornata.

→ Leggi anche: Infortuni in cascata: 77 giocatori indisponibili, la Serie A sotto pressione

Lautaro Martínez: l’Inter perde il suo riferimento offensivo

Il caso più emblematico, almeno per risonanza mediatica, riguarda Lautaro Martínez. Il capitano dell’Inter ha riportato una lesione muscolare ai flessori della coscia sinistra, un infortunio che lo ha costretto a fermarsi con una prognosi di 15-20 giorni di stop. Per una squadra che punta stabilmente alle prime posizioni e che deve gestire contemporaneamente gli impegni europei, perdere il proprio attaccante di riferimento in questo momento della stagione è un peso specifico difficile da neutralizzare con semplici aggiustamenti di formazione.

Non è la prima volta che Lautaro deve fare i conti con problemi muscolari: la sua storia recente è costellata di stop che si ripetono con una cadenza preoccupante, alimentando il dibattito su come vengano gestiti i recuperi tra una partita e l’altra ad alti livelli. I tempi esatti di rientro saranno valutati dallo staff medico nerazzurro in base all’evoluzione clinica.

Svilar ko: la Roma perde il portiere titolare per almeno un mese

Un infortunio di natura completamente diversa, ma altrettanto pesante nelle conseguenze, ha colpito la Roma. Mile Svilar, portiere titolare giallorosso, ha subito una frattura da stress al quinto dito del piede — causata da una spinta durante una sessione di allenamento — che lo terrà fuori dal campo per almeno un mese. Un portiere è una figura difficilmente sostituibile senza perdita di continuità: ogni alternativa porta con sé tempi di adattamento, incertezze difensive e inevitabili aggiustamenti nella costruzione del gioco dal basso.

→ Leggi anche: Serie A in emergenza: 59 infortuni in 25 giorni, da Lautaro a Svilar il bollettino di guerra

Il caso Svilar è anche un promemoria di come gli infortuni in Serie A non riguardino soltanto i muscoli o i legamenti, ma possano colpire in modi imprevedibili anche durante il lavoro quotidiano sul campo di allenamento, non soltanto nelle partite ufficiali.

Il nodo strutturale: calendari compressi e gestione dei carichi

Sarebbe semplicistico ridurre tutto a sfortuna. Il calendario della stagione 2026-27 è tra i più densi degli ultimi anni, con competizioni europee riformate, coppe nazionali e impegni delle nazionali che si sovrappongono in un ritmo che lascia pochissimo spazio al recupero fisico. I preparatori atletici si trovano a lavorare in una finestra temporale ridottissima tra una partita e la successiva, spesso senza poter applicare protocolli di recupero completi.

Il fenomeno non è esclusivo della Serie A — anche altri grandi campionati europei segnalano numeri elevati di stop muscolari in questa fase della stagione — ma il campionato italiano sembra particolarmente esposto, forse anche per le caratteristiche fisiche e tattiche che lo contraddistinguono: intensità degli scontri, densità degli impegni e, in alcuni club, organici non abbastanza profondi per ruotare senza perdere qualità.

Cinquanta e più giocatori fermi in venticinque giorni non sono uno sfondo neutro su cui si svolge la stagione: sono una variabile che ridisegna gerarchie, altera equilibri e mette alla prova la capacità dei club di reagire con soluzioni credibili. La sosta ha già fatto i suoi danni; ora tocca al campionato andare avanti, con gli organici che restano e la speranza che i rientri arrivino prima del previsto.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Change privacy settings
×